Quella Conferenza Episcopale coraggiosa che invita a marciare contro l’aborto


Di Emanuela Maccarrone

La Commissione per la vita, i laici e la famiglia della Conferenza episcopale argentina ha ribadito le difficoltà che l’Argentina sta attraversando a causa della pandemia, sottolineando di considerare questo momento il meno adatto per discutere di ulteriori aperture all’aborto, alle soppressioni legalizzate delle vite umane.

Nel documento si è affermato l’inutilità di questo gesto: “l’aborto non salva vite. Ciò che salva la vita, entrambe le vite, soprattutto delle donne incinte adolescenti e più vulnerabili, è la cura, il contenimento, l’accompagnamento, la vicinanza, i mezzi economici, l’educazione, la prevenzione, la presenza dello Stato e di altre associazioni civili e religiose strutturate in un concetto ampio e umano di salute pubblica”.

La Commissione ha evidenziato il forte contrasto delle pratiche abortive con i principi democratici dello Stato argentino: “legalizzare l’aborto nei termini stabiliti dal protocollo ILE provocherebbe, per la prima volta nella nostra nazione democratica argentina, l’entrata in vigore di una legge che permetterebbe la morte di una persona per salvarne un’altra. Crediamo che non sia questa la strada, ma la ferma convinzione che, salvando entrambe le vite, siamo tutti salvati”.

A seguito dell’l’invio, da parte del Governo, del disegno di legge pro aborto la Conferenza episcopale dell’argentina ha organizzato per sabato 28 novembre più manifestazioni contro la legalizzazione dell’aborto.

Queste manifestazioni si svolgeranno in tutto il Paese con l’obiettivo di “esprimere il valore e il rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale”.

L’invito è stato rivolto a tutti i fedeli: “come Pastori vi incoraggiamo con fervore a partecipare a queste espressioni pubbliche a favore del diritto umano alla vita di ogni persona garantito dalla stessa Costituzione Nazionale”.

La Chiesa ha sollecitato una partecipazione responsabile e nel rispetto delle attuali misure di sicurezza.

E’ un bel segno la mobilitazione della Chiesa cattolica argentina, la terra natale del Papa regnante Francesco.

Ci auguriamo che l’esempio venga seguito anche in Italia dove si stanno cercando di introdurre, nel silenzio quasi totale dei media, norme contrarie al diritto naturale e, dunque, anche in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

 


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Possibile mai? Vescovi in piazza? Miracolo!!!!