Sì all’aborto in Argentina: Satana ha vinto un’altra battaglia

Sì all’aborto in Argentina: Satana ha vinto un’altra battaglia

IL PAPA E I VESCOVI NON SONO RIUSCITI A FERMARE LA BARBARA LEGGE 

Di Umberto Spiniello

L’Argentina ha approvato la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Con 38 voti favorevoli e 29 contrari al Senato,  diventa così legale l’aborto nel Paese. 

Inascoltata, dunque, la voce dei vescovi che in diverse occasioni, per lunghi mesi, hanno ribadito l’importanza di tutelare la vita sin dal concepimento. E proprio ieri, in attesa dell’esito del voto, si è tenuta una manifestazione davanti alla sede del Senato: vi hanno preso parte migliaia di cattolici, evangelici e membri di organizzazioni che operano per la tutela della vita.

Altre manifestazioni e momenti di preghiera si sono svolti in tutta l’Argentina, anche in occasione della “Giornata di digiuno e preghiera” promossa dalla Conferenza episcopale argentina per il 28 dicembre, memoria liturgica dei Santi Innocenti martiri. Insomma la chiesa non è stata a guardare.

I vescovi argentini in un comunicato sottolineano quanto il disegno di legge sia divisivo per il Paese ed esprimono il rammarico per la distanza del sentire politico da quello del popolo. Nello stesso comunicato, i vescovi si dicono inoltre certi che gli argentini continueranno “sempre a scegliere la vita” e rinnovano il loro impegno a lavorare per le priorità come la povertà infantile, l’abbandono scolastico e le conseguenze della pandemia che hanno acuito fame e disoccupazione. La Conferenza episcopale conclude il suo messaggio facendosi prossima a quanti nel Parlamento hanno coraggiosamente espresso il loro sostegno alla vita.

Anche papa Francesco sembra essere sceso in campo per difendere la sua patria da questa nefasta legge- Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità”.

Questo il bellissimo tweet postato da Papa Francesco, proprio mentre nella sua patria il Senato stava dibattendo sulla norma che avrebbe ufficialmente legalizzato l’aborto. Poco dopo il suddetto tweet, il Senato argentino, reduce da una interminabile seduta, ha reso noto il verdetto: la legge per la legalizzazione dell’aborto è stata approvata.

Questa è una giornata che passerà tristemente alla storia: l’Argentina, quasi totalmente cattolica, è il primo grande Paese dell’America del Sud ad approvare una legge abortiva.

A Buenos Aires domenica sembrava di esser tornati all’Italia degli anni ‘70, quando le donne fomentate dai gruppi femministi, invasero strade e piazze reclamando il diritto di interrompere le gravidanze indesiderate. Stessi slogan  “Libere di decidere” o “L’utero è mio e lo gestisco io”, stessa retorica individualistica e refrattaria ad ogni attenzione ed accoglienza della vita umana.

Da ricordare, infine, che già i primi giorni di dicembre si era espresso il presidente della Conferenza episcopale argentina: in un video messaggio, monsignor Oscar Vicente Ojea, aveva esortato il Paese a dire no alla cultura dello scarto e riflettere su cosa significhi rispettare la vita ed il suo valore intrinseco.

Una società è definita dal modo in cui guarda ai più vulnerabili, ai più poveri ed ai più indifesi” aveva affermato “ Questo è ciò che caratterizza e identifica la dignità di un popolo e di una cultura”. Ciò riguarda, in particolar modo, “il nascituro nel suo stato di indifesa totale”. Di fronte ad una gravidanza inattesa, ribadiva monsignor Ojea, “non si tratta di mietere la fonte della vita, ma di fare posto a coloro che sono chiamati alla vita, in modo che possano farvi parte”. 

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