Se si perseguono visioni egualitarie il rischio dei grandi disastri è dietro l’angolo


NEL MISTERO DELLE DIFFERENZE C’È IL MISTERO DELLA CREAZIONE DI DIO

Di Giuseppe Degradi

Se consideriamo quanto scritto nella Genesi possiamo affermare, che creare è sicuramente una un atto che rientra nella categoria del bene, mentre distruggere è sicuramente un atto appartenente alla categoria del male, essendo l’azione opposta alla creazione. Un paio di riflessioni riguardo questo aspetto della nostra esistenza ci aiutano a far emergere alcuni criteri di discernimento.

Ma vediamo cosa c’è scritto nella Genesi 1,3-6: Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. 

La Sacra Scrittura fin dai suoi primi versetti, ci insegna che per creare è necessario separare, e lo fa in modo molto poetico, mettendo in luce la grandiosità dell’opera di Dio. Ovviamente consigliamo vivamente a tutti la lettura di tutto il primo capitolo della Genesi, in quanto verrete cullati nella Bontà di Dio.

Dio infatti ogni volta che aggiunge un pezzo alla sua creazione, soddisfatto prende atto che era cosa buona, e ci scalda il cuore scoprire alla fine del capitolo, che il creato era stato concepito per l’uomo e per la donna, cioè per le uniche creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio stesso.

Per certi versi è ovvio: ogni nuovo pezzo del creato può essere considerato tale solo se si distingue dal resto. Anche noi quando disegniamo, se vogliamo essere creativi, dobbiamo disegnare qualcosa di nuovo, che non abbiamo fatto prima. Ogni nuova creazione, deve inevitabilmente differenziarsi da ciò che è stato fatto prima, anche di poco, ma deve mantenere un’originalità.

In Romani 1,20 troviamo scritto: Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità;

Questo stupendo versetto ci ricorda che, nella creazione possiamo conoscere almeno in parte il nostro Creatore. Se osserviamo un prato scopriamo che non esiste alcun filo d’erba che sia uguale ad un altro. Sono simili ma non uguali. Provare per credere. Lo stesso per le foglie di un albero, e per i fiori di un giardino. Non esistono due cani identici, né altri animali sebbene della stessa specie. Non esistono neanche due persone uguali, neanche se sono gemelli.

Nel libro “La Pensée de Dieu” di Bogdanov (https://www.kobo.com/us/en/ebook/la-pensee-de-dieu-1) questo concetto è approfondito molto, addirittura si osserva che non ci sono mai stati in tutto l’universo due fiocchi di neve uguali. Il creato, ci parla di Dio. Attraverso le opere da Lui compiute osserviamo la Sua eterna Potenza.

Dio ha reso gli esseri umani differenti tra loro. Ci osserviamo essere maschi e femmine, bianchi e neri, con talenti diversi nelle arti e nei mestieri, giovani e vecchi, con storie, gusti e attitudini diverse. I talenti sono distribuiti in modo diversificato, c’è chi vive pochi giorni e chi supera il secolo, chi nasce in Tibet da genitori sordomuti e chi nasce in Italia da genitori cantanti lirici ecc. Nel mistero delle differenze c’è il mistero della creazione di Dio.

Anche i popoli e le comunità sono diversi, con culture e lingue anche profondamente dissimili l’una dalle altre. Probabilmente Dio completa la sua creazione quando crea le lingue dei popoli della terra, volendo bloccare la costruzione della torre di Babele.

Se per creare bisogna separare e differenziare, per distruggere è sufficientecompiere l’operazione inversa, e cioè unire e confondere.

Se si volesse distruggere un castello di sabbia, basterebbe semplicemente renderlo nuovamente uguale al resto della spiaggia, appiattendolo e cancellando la forma del castello. Il castello cesserebbe di esistere quando viene confuso col resto della sabbia della spiaggia.

La confusione, l’omologazione e l’annullamento delle differenze sono categorie della distruzione.

Nella sua ovvietà, questo concetto sembra però cozzare brutalmente con l’idea di amore che abbiamo. L’amore è infatti unione. Molti cristiani, anche correttamente, hanno investito la loro vita per ridurre le disuguaglianze di opportunità, di trattamento e di dignità, per costruire una società inclusiva ed equa. Sembrerebbe però che, riducendo le differenze, abbiano contribuito a distruggere la creazione divina. Hanno forse sbagliato a profondersi in questo impegno?

Quando ha quindi senso unire e quando separare? Cosa è giusto unire e cosa è meglio tener separato?

La risposta la troviamo ancora nel creato di Dio. Se osserviamo le nostre famiglie infatti, notiamo che sono l’unione di individui estremamente diversi tra loro: maschi e femmine, giovani e vecchi, lavoratori e studenti, analfabeti e laureati, genitori e figli. Nonostante le differenze, la convivenza è possibile e fruttuosa. Non solo. Nonostante membri molto diversi sono uniti nella famiglia, la loro identità non è annullata nell’unità. Si può quindi mettere insieme persone diverse senza omogeneizzarle.

L’amore e la creazione non sono in conflitto, anzi nell’aggregazione le differenze sono valorizzate. Come in un coro, dove persone con timbri e voci diverse cantano insieme, partiture diverse, che messe insieme sprigionano una forza possente, che il singolo non avrebbe.

Il criterio di riferimento per il resto è sempre il bene. Ridurre sperequazioni e disuguaglianze di opportunità volte a fare il bene di alcune categorie di persone è sicuramente encomiabile. Ma se si perde di vista il bene e si perseguono visioni egualitarie, il rischio di fare grandi disastri è dietro l’angolo. L’eliminazione delle differenze è uno delle categorie del male, che porta alla distruzione.

In conclusione, ogni intervento positivo esalta le potenzialità, la libertà e l’identità dei singoli individui.


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