Sacrificio: la contrazione del proprio IO che vince l’egoismo


IL SACRIFICIO, IN TERMINI CRISTIANI, È DONARE VOLONTARIAMENTE ED IN MANIERA OBLATIVA, DEL TEMPO A CHI È NEL BISOGNO, LASCIANDO SPAZIO AGLI ALTRI E TOGLIENDOLO ALL’ “IO”. 

Di Mariastella Vanella

Sacrificio deriva dal latino “sacer-facere”, “rendere sacro”. Chiunque sarebbe felice di poter “rendere sacro” ed invece, di solito, il sacrificio viene visto come una sofferenza, come una cosa che implica forza per affrontarlo.

Credo, invece, che ci voglia solo l’Amore, che riesce a far emergere il coraggio.

Il coraggio è generato dall’amore che proviamo per l’altro; è grazie a questo valore che possiamo trovare la forza spirituale per dare amore anche nei momenti più difficili; è con il coraggio che si misura la forza del nostro amore, con il guardare dritto alla meta a cui convogliamo le nostre forze sacrificali. Direzionare il cuore verso il Bene perché è la meta che cambia tutto. Andare verso l’unica meta che è il Bene.

La nostra vita quotidiana reca con sé pena e sofferenza: «A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,34), dice Gesù. Tutti gli uomini ne sono colpiti, credenti e non credenti. Abbastanza spesso queste afflizioni sembrano essere ai nostri occhi inutili, perciò vorremmo evitarle. Tutte le pene, le sofferenze, le afflizioni con cui ci confrontiamo, però, acquistano un significato più profondo se le accogliamo con spirito di amore e le offriamo a Dio.

L’angelo a Fatima aveva chiesto ai bambini: «Offrite continuamente all’Altissimo preghiere e sacrifici». Anche Maria aveva chiesto ai pastorelli di sacrificarsi per i peccatori, prima di mostrare loro l’inferno.

«Quando fate un sacrificio, dite spesso: “O Gesù, è per amor tuo, per la conversione dei peccatori”».

Bisogna sapere che un sacrificio è sempre difficile all’inizio (quando si prende una decisione); non è poi così terribile nel momento in cui si fa, ed è sempre una grande gioia dopo, perché il nostro amore per Colui per cui si fa, è più forte del nostro egoismo.

Ciò che è in primo piano, non è il sacrificio come privazione, ma l’offerta di vita, di relazione, di amore. In questa maniera, anche le piccole seccature del quotidiano acquistano un senso diverso e contribuisco all’economia del bene, dando un senso al nostro cammino terreno.

Il sacrificio, in termini cristiani, è donare volontariamente ed in maniera oblativa, del tempo a chi è nel bisogno, lasciando spazio agli altri e togliendolo all’ “io”.  Ci stiamo sacrificando, ovvero stiamo dando spazio e tempo a qualcun altro, che non sono io. Sacrificarsi vuol dire contrarre il proprio io per l’altro.

Sottraendo del tempo al nostro individualismo e al nostro benessere, stiamo donando ciò che ci è stato elargito da Dio. In questo caso, il cristiano fa esperienza di come, lo scambio del proprio tempo con la gioia del donare e del sacrificarsi, sia un’anticipazione della pienezza dell’eternità.

Il tempo non è nostro, ci è stato affidato: e a noi tocca farne buon uso.

 


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