Primi effetti dell’infodemia: + 250% di alcolici in casa, psicofarmaci per un italiano su 5

Primi effetti dell’infodemia: + 250% di alcolici in casa, psicofarmaci per un italiano su 5

COMINCIANO AD EMERGERE I CAMBIAMENTI (IN NEGATIVO) DELLE ABITUDINI DEGLI ITALIANI DOVUTE ALL’EPIDEMIA DA COVID E ALLA CONTINUA INFODEMIA…

Di Matteo Orlando

I primi dati che arrivano sulle conseguenze per la salute, fisica e mentale, degli italiani dovute al perdurare dell’emergenza sanitaria, dell’infodemia che ha scatenato, dei lockdown più o meno integrali, sono preoccupanti.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Eurispes (un ente privato italiano che si occupa di studi politici, economici e sociali, ed operante nel campo della ricerca politica, economica, sociale e della formazione) un italiano su 5 ha assunto psicofarmaci nell’ultimo anno, quasi il 30% si è rivolto a uno psicologo e quasi il 6% ad uno psichiatra. Durante l’emergenza sanitaria l’Aifa (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha registrato un aumento notevole del consumo di ansiolitici (nell’ordine ansiolitici, tranquillanti, antidepressivi) e una sperimentazione di sintomi depressivi che ha coinvolto almeno il 20% della popolazione italiana (si tratta di un dato raddoppiato rispetto a quanto accadeva prima dell’emergenza dovuta al Covid-19).

Altri dati preoccupanti, diffusi all’Istituto Superiore di Sanità, sono legati alla preoccupante crescita del consumo di alcolici durante l’epidemia Covid. Per quanto riguarda il settore delle bevande alcoliche si stima un’impennata nel 2020 tra il 181 e il 250% nell’home delivery, con un aumento dei consumi domestici registrati. L’isolamento, ha spiegato l’Iss, ha portato a “un incremento di consumo incontrollato, anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network, spesso in compensazione della tensione conseguente all’isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia”.

Un dato preoccupante emerge dai servizi di alcologia e dai dipartimenti per le dipendenze e per la salute mentale, che hanno registrato una crescita di casi con la conseguente difficile gestione dei casi, a causa della scarsità delle risorse a disposizione e per l’impreparazione relativa a soluzioni digitali.

Così, se nel 2019 sono stati 3,8 milioni i binge drinker che hanno avuto almeno un’abbuffata alcolica (tra i quali anche 830.000 giovanissimi della fascia d’età 11-25 anni), nel corso del 2020 si è registrato un incremento al 23,6 % per i maschi e al 9,7% per le femmine di coloro che consumano alcol a rischio. Per l’Istituto Superiore di Sanità altri dati preoccupanti registrati sono relativi ad un incremento di uso di alcolici tra gli uomini nella fascia 35-60 anni e l’aumento delle giovani consumatrici a rischio, le 14-17enni, “che superano per numerosità, per la prima volta, i loro coetanei maschi”.

Le fasce di popolazione con consumatori più a rischio è, per entrambi i generi, quella dei 750.000 minorenni, prevalentemente 16-17enni, seguita da oltre 2,7 milioni di anziani ultra-65enni.

Secondo i dati del 2019 in Italia sono stati più di 36 milioni coloro che hanno consumato alcolici, pari al 77,8% degli italiani sopra gli 11 anni e al 56,5% delle italiane, per le quali si conferma un trend in crescita dal 2014. Sempre nel 2019 sono state circa 8,2 milioni le persone che hanno fatto quotidianamente un consumo rischioso, in leggero calo rispetto al 2018 ma che sarà sicuramente in aumento per il dati del 2020.

Secondo Emanuele Scafato, direttore del Centro Oms per la ricerca sull’alcol e dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Iss, superato il covid si dovranno attivare “risorse e strategie che mirino all’era post Covid-19 con nuovi modelli d’intercettazione dei rischi da alcol, favorendo la formazione del personale sanitario e attivando nuove strategie di prevenzione, anche attraverso un rinnovato Piano Nazionale Alcol”.

Certamente l’aumento degli acquisti sui canali online di e-commerce, che sono meno controllati riguardo al divieto di vendita a minori, non faciliterà il lavoro degli esperti. Inoltre saranno da valutare molte bene i cambiamenti, anche in questo versante, delle abitudini degli italiani dovute all’epidemia da Covid e alla continua infodemia.

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