Il Transumanesimo è l’ideologia del Terzo Millennio


RIVENDICA L’USO INCONDIZIONATO DELLA TECNOLOGIA, PROPONE UNA DOTTRINA DISUMANA E ASSURDA

Di Matteo Castagna

Molti ritengono che i secoli delle ideologie si siano conclusi con il XX secolo. La comunicazione pubblica quotidiana ce lo fa credere. Da un’osservazione più attenta dei fatti, ci si accorge, invece, che ne esiste una, profondamente invasiva, permeante, subdola quanto pericolosa e intrinsecamente perversa perché evoluzione del “liberal-comunismo” che prende il nome di transumanesimo.

Si tratta di un’ evoluzione autodiretta dell’uomo (e, conseguentemente, della società), favorita dall’utilizzazione delle nuove tecnologie, che – si ritiene – cambieranno il mondo. Il cambiamento – si dice – rappresenterà un miglioramento della condizione umana. Eliminerà l’invecchiamento, potenzierà le capacità intellettuali e fisiologiche dell’uomo, favorirà con le applicazioni delle innovazioni tecnologiche uno sviluppo dell’umanità tale che l’intelligenza artificiale, per esempio, supererà quella umana e il mondo sarà comunque “diverso” da come, finora, l’abbiamo conosciuto. La fiducia assoluta nel potere della scienza e della tecnica per giungere, un domani, alla sconfitta della morte, che fa tanta paura a chi non crede e a chi non vive secondo la Fede, non è una novità del tempo presente. Ruggero Bacone (1214-1294), Pico della Mirandola (1463-1494), Francesco Bacone (1561-1626), Teilhard de Chardin (1881-1955) ne erano già convinti.

Oggi l’uomo sarebbe in grado di dominare il cambiamento evoluzionistico secondo autodeterminazione e razionalità, grazie alla convergenza dell’uso delle tecnologie nel settore biologico e informatico. Per i transumanisti, l’evoluzione supererebbe il darwinismo perché si tratterebbe di un cammino scelto e non più di un passaggio naturale da uno stadio ad un altro. L’evoluzione diviene, dunque, autodiretta dall’uomo verso una direzione qualsiasi da lui stabilita. Il cambiamento non sarebbe il risultato conseguente alla decisione umana di passare dall’ effettività alla realtà, la quale non esiste per i transumanisti. con riferimento alla medicina, non sarebbe possibile distinguere fra intervento terapeutico e intervento con finalità di comodo: la terapia, infatti, presuppone un ordine fisiologico conosciuto, da mantenere o da ripristinare, ovvero la salute; l’intervento con finalità di comodo, invece, si basa sulla decisione assolutamente volontaria della persona, che può decidere il cambiamento di sesso, la chiusura delle tube, la sterilizzazione, interventi ritenuti migliorativi e via dicendo. emblematica, a questo proposito, è la negazione dell’esistenza della malattia mentale, che alcuni stati hanno deciso di mettere nel nulla attraverso la norma positiva (Legge della Repubblica italiana n. 180/1978). La condizione umana sarebbe da individuare esclusivamente sul piano sociologico, mai su quello metafisico. essa non può mai essere un modello naturale universale, ma solamente un modello convenzionale generale. pertanto, l’autodeterminazione, per il transumanesimo, non è la libertà di scelta che pone l’uomo di fronte ad una alternativa, quasi sempre, oggettiva, ma la libertà di autoaffermarsi secondo i propri desideri, propensioni, voluttà, capricci (chiamati “diritti”).

Il pensiero classico insegnò che la razionalità è saper cogliere la realtà metafisica e l’ordine naturale delle “cose”, decidendo in loro conformità. Per i transumanisti, la razionalità è il metodo migliore per conseguire i risultati che intendono raggiungere. Essa è mero rigore procedurale, privo di ordine naturale e soprannaturale.

L’utopia del transumanesimo del nostro tempo è sorretta dal cosiddetto nichilismo “positivo”, ossia l’uomo che attraverso la nuova oggettività, funzionale ai suoi desideri, garantita dalla tecnologia e dalla “rete”, diviene finalmente realizzato e trova la sua felicità terrena, in barba a Dio, o meglio sostituendosi a Dio, che fin dall’Illuminismo ha già creduto di aver, gradualmente, ucciso. La politica si adeguerebbe facilmente a questa dimensione, perché creerebbe il diritto positivo attraverso la regola della moda, imposta dalle élite e dalle multinazionali. Sant’Agostino d’Ippona (354-430), però, osservò – fondatamente – che regola e fine della Politica è la giustizia, intesa in sé e per sé, che vincola chiunque eserciti una potestas, ed è potere intrinsecamente qualificato. La politica non è l’uso del potere in vista di fini arbitrariamente eletti. Tantomeno, è uso del potere per imporre un’evoluzione dell’uomo che ignori la sua natura, il suo ordine e il suo fine. Lo scientismo politico, quindi, è la negazione della vera scienza (intesa come ricerca della verità) della politica. Quando il transumanesimo rivendica l’uso incondizionato della tecnologia, propone una dottrina disumana e assurda. Questa ideologia si insinua trasversalmente, ma è madre (o genitore 1) del progressismo globalista. Sarebbe auspicabile che, in tempi rapidi, si contrapponesse una forte identità classico-cristiana nella filosofia politica dei conservatori, prima che la sovversione prenda definitivamente il sopravvento.

 


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« È così che si pone l’Idealismo: la realtà fenomenica è un prodotto del soggetto pensante, in contrapposizione al realismo, secondo il quale gli oggetti esistono indipendentemente da colui che li conosce. » Questo si legge nella presentazione del libro : LA FILOSOFIA DELLA MASSONERIA, di Johann Gottlieb Fichte che era un esponente maggiore dell’idealismo. Quel che mi stupisce è che queste persone vengano prese sul serio e le fanno anche studiare a scuola come le ho studiate io.
Riprendo quel che ho detto nel mio post del 6 gennaio 2021 : l’oggetto dell’intelligenza è il reale e la verità è l’adeguamento dell’intelligenza al reale (adaequatio rei et intellectus) tale è la celebre definizione della verità secondo san Tommaso d’Aquino; la verità consiste nella corrispondenza fra l’intelletto e la cosa: cioè, una proposizione è vera quando la mente coglie nella realtà ciò che effettivamente vi è in essa, e non altro. Dunque, è la mente che deve adeguarsi, nel senso di porsi nel giusto ra