Quanto accaduto a Trieste ci dimostra la violenza del governo


LA ROTTURA DELLA COESIONE SOCIALE

Di Daniele Trabucco

L’Italia sta vivendo un periodo buio e cupo della sua storia e i fatti accaduti a Trieste lo dimostrano. Il Governo Draghi, in carica da febbraio 2021, è l’artefice ed il responsabile, grazie alle prone forze che lo sostengono e ad una compagine ministeriale fondamentalmente di basso profilo politico e culturale, della frattura della coesione sociale all’interno della collettività organizzata cui fa da stampella una certa stampa, “enzima del potere” e “megafono” inascoltabile e sgraziato del dogma politico-sanitario.

L’introduzione, nell’ordinamento costituzionale, della certificazione verde (cartacea o digitale) Covid-19 è lo strumento per mettere gli uni contro gli altri, facendo venir meno, secondo la logica della c.d. democrazia pluralista, il rispetto per le scelte di ciascuno. Infatti, quale il senso di insistenza ossessiva verso un istituto giuridico privo di qualunque evidenza scientifica (e poi qualcuno parla impropriamente di deriva “antiscientifica”), inidoneo a perseguire il fine per il quale è stato pensato? Quale il senso di un linguaggio violento e divisivo, collegato ad un certo modo di fare informazione, se non per fomentare la contrapposizione tra i cittadini (chi liberamente decide di non vaccinarsi è ritenuto l’unico responsabile dei contagi)?

Tutto questo viene celato dietro pericoli inesistenti (il fascismo), oppure sotto il vittimismo (il che non significa non condannare le violenze) di chi non è più in grado di rappresentare gli interessi dei lavoratori (forse non li ha mai rappresentati) o, ancora, dietro campagne giornalistiche vergognose e discriminatorie funzionali a “criminalizzare” un’idea politica aprioristicamente considerata non meritevole di legittimità nell’agone pubblico.

Sarebbe questa la svolta “messianica” dell’Esecutivo, preparato da tempo, guidato dal prof. Mario Draghi?

 

Le opinioni espresse in questo commento sono esclusivamente dell’autore
e non rispecchiano necessariamente l’opinione della redazione


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