In Romania i politici vogliono seguire il modello italiano, ma la reazione della gente si fa sentire fortemente


Di Irina Antile*

IN UN CONTESTO DI INSTABILITÀ POLITICA E IRRESPONSABILITÀ DI CHI HA GESTITO LA SITUAZIONE PANDEMICA, LA ROMANIA PAGA UN PREZZO TROPPO ALTO…

LEGGI QUI LA PRIMA PARTE DELL’ARTICOLO

Qui in Romania, in merito alla gestione della campagna sanitaria anti-Covid, la rabbia della gente è notevole. Molti hanno cominciato a chiedersi se tutte queste misure restrittive siano state davvero prese per proteggere le persone o meglio per controllarle.

Circa le misure restrittive per i non vaccinati, la legge di attuazione del Certificato Verde nei luoghi di lavoro è stata discussa tempo fa in Senato, ma a causa delle pressioni della popolazione, e di una minoranza politica, la legge non è passata in Senato. È ancora da discutere alla Camera dei Deputati, ma sembra che abbiano posticipato il momento e se ne parlerà solo all’inizio del 2022.

Probabilmente non hanno il coraggio di forzare l’attuazione di questa inutile, discriminatoria, incostituzionale misura, che provocherà il collasso economico. In generale, le autorità rumene hanno seguito i passi indicati dagli altri stati, in particolare il modello italiano, ma qui la differenza è la reazione della gente. Oggi vediamo come i paesi con un’alta percentuale di vaccinazioni affrontano un’esplosione di casi di infezioni e ricoveri, persino decessi.

Questo provoca proteste degne di considerazione in varie parti del mondo, anche in Romania. La gente si sente tradita, abusata. La versione ufficiale delle autorità non doveva essere contraddetta da fatti, cifre. Si spera ancora che la gente si renda conto della grande manipolazione, della trappola in cui è stata attratta e smetta di fare il gioco di chi dividerà la società, sempre più debole e, dunque, controllabile.

Ciascuno dovrebbe essere libero di scegliere secondo i propri principi, tenendo conto del proprio stato di salute e di avere un’alternativa sotto forma di trattamento adeguato a ciascuno. Ho parlato con tante persone. Molti amici si sono vaccinati per convinzione, altri per costrizione, alcuni sono soddisfatti, altri si pentono della scelta fatta. Conosco casi di persone vaccinate che hanno avuto forme gravi della malattia e altri che hanno facilmente superato la malattia. Conosco persone che hanno avuto effetti collaterali dal vaccino.

Qualcuno mi ha riferito che nel giro di un mese sono morte quattro persone, di età compresa tra i 35 e i 60 anni, alcune senza problemi di salute, con una di esse che è morta appena 24 ore dopo il vaccino, un’altra ad una settimana dalla dose.

Anche all’estero ci sono diversi casi. In Israele, un paese altamente vaccinato, hanno recentemente pubblicato un documentario sui casi di persone che hanno avuto gravi effetti collaterali, inclusa la morte. Le testimonianze esistono ovunque, ma non le vedrete nei circuiti del mainstream, e se a un certo punto compariranno sarà perché non riusciranno più a controllare e censurare tutto. Cercheranno di minimizzare le cose, ma non saranno in grado di coprire la grande bugia all’infinito!

Io e mia madre abbiamo avuto il Covid e lo abbiamo superato. Ai primi sintomi ho contattato il medico, mi sono isolata, ho seguito le cure adeguate ed è andato tutto bene. Non sono vaccinato, né lo è mia madre. Il virus c’è ma curandosi per bene in tempo non crea grossi problemi. Non ho intenzione di vaccinarmi, non ho nulla contro chi lo fa, ma penso che dobbiamo farlo per convinzione, non vincolati da misure abusive.

Ion Rațiu in una foto del “The National Museum of Romanian History”

 

“Combatterò fino all’ultima goccia del mio sangue affinché tu abbia il diritto di non essere d’accordo con me”, ha detto tanti anni fa Ion Rațiu (è scomparso il 17 gennaio del 2000 a Londra). Diplomatico rumeno nel Regno Unito, Ion Rațiu vi rimase in esilio per 50 anni tra il 1940 e il 1990. Influente uomo d’affari, fu uno dei più eminenti oppositori ai totalitarismi che avevano preso il potere in Romania e, tramite pubblicazioni, fondazioni ed associazioni, dall’estero supportò la causa della liberaldemocrazia nel paese natio. Dopo la rivoluzione romena del 1989 fece ritorno in patria e, nel 1990, fu il candidato alla presidenza per il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico, più volte deputato e vicepresidente della Camera tra il 1992 e il 1995.

Quanto tempo è passato da quando un politico rumeno diceva questo in pubblico e ci credeva!

 

 

* Corrispondenza da Tamășeni, distretto di Neamț (Romania)

 


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