Ecco perché gli insegnanti dicono «NO» all’obbligo vaccinale


A cura dell’Associazione “Insegnanti che dicono «NO»”

STIAMO METTENDO IN DISCUSSIONE L’ESERCIZIO DEI DIRITTI FONDAMENTALI ED UNIVERSALI DELL’UOMO; FINO AD ESCLUDERE DALLA PIENA PARTECIPAZIONE ALLA SOCIETÀ, COLORO CHE NON ACCETTANO DI FAR ENTRARE NEL LORO CORPO UN FARMACO CHE RITENGONO INEFFICACE O INSICURO O PERICOLOSO…

 

Cari colleghi, maestri, insegnanti di ogni ordine e grado, con questa lettera ci rivolgiamo a Voi con cui condividiamo una delle responsabilità più grandi di ogni comunità: l’educazione e la formazione delle nuove generazioni.

Con questa lettera Vi chiediamo di intraprendere insieme un processo dialettico, di confronto sereno, basato sull’ascolto di tutte le voci della società; ed in particolare di tutte quelle voci afferenti al mondo scientifico e giuridico che, dal nostro punto di vista, non sono state sufficientemente ascoltate.

Viviamo tutti da quasi due anni, in uno stato di stravolgimento delle nostre vite, delle nostre famiglie; uno stato di dichiarata emergenza che ha evidentemente un prezzo molto alto per tutti noi. Viviamo tutti in uno stato di eccezione giuridica, che ha infranto il patto sociale e l’ordine costituito, così come lo abbiamo ereditato dai nostri antenati, dai padri costituenti; con immense ricadute sulla quotidianità e sulla progettualità di ognuno di noi. Crediamo quindi che sia giunto il momento di porci delle domande sulle scelte che sono state compiute.

Vogliamo soprattutto chiederci se le scelte sanitarie che hanno profondamente modificato i luoghi e i modi della scuola e del mondo educativo, siano davvero le più efficaci, sagge e proporzionali rispetto al benessere di tutti i bambini e ragazzi.

Da quasi due anni a questa parte il mondo scolastico è stato infatti stravolto, attraverso l’applicazione di norme molto severe e condizionanti, soprattutto per i più giovani: distanziamento interpersonale e sociale, utilizzo della mascherina per periodi prolungati di tempo, azioni obbligate e quotidiane di sanificazione ed igiene personale, didattica a distanza, chiusure delle scuole e dei luoghi di aggregazione giovanile per mesi interi.

Infine, assistiamo oggi a dei pubblici ufficiali che agiscono nell’assoluto disinteresse delle leggi che tutelano la nostra riservatezza. Tutto ciò ha avuto una ricaduta drammatica sulla salute emotiva, psicologica e fisica delle fasce di popolazione più giovani.

Ma è possibile dire che queste scelte siano coerenti con l’evidenza scientifica? Il sacrificio che abbiamo imposto ai nostri figli è basato sulle migliori premesse razionali disponibili? Oppure al contrario, analizzando la letteratura scientifica troviamo una mole considerevole di voci autorevoli che, di volta in volta, dichiarano molte di queste scelte inefficaci o sproporzionate al pericolo sanitario attuale? Tutte queste voci non allineate alla narrazione dominante sono state ascoltate?

Come molti altri professionisti abbiamo continuato a lavorare durante lo stato di pandemia, facendoci carico di sempre nuove disposizioni e responsabilità. Abbiamo continuato a lavorare quando ancora la campagna vaccinale non era stata avviata; e quando ancora non era richiesto un passaporto sanitario, un lasciapassare per accedere ai luoghi che compongono le nostre vite.

E nonostante tutto questo – le infinite disposizioni di sicurezza, la campagna vaccinale e l’imposizione di un passaporto sanitario – nonostante tutto questo, l’emergenza non sembra giungere ad una conclusione. Sarà forse l’assenza di cure tempestive ed adeguate, e cioè il perdurare del protocollo di vigile attesa, a costituire il problema principale di questa vicenda?

Osserviamo attoniti l’idea totalitaria, secondo cui una presunta maggioranza, in nome di una presunta superiorità razionale, possa disporre delle vite di coloro che sono minoranza, fino al punto di mettere in discussione l’esercizio dei diritti fondamentali ed universali dell’uomo; fino ad escludere dalla piena partecipazione alla società, coloro che non accettano di far entrare nel loro corpo un farmaco che ritengono inefficace o insicuro o pericoloso.

Stiamo cioè mettendo in discussione il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali (art. 3 Costituzione). E ancor prima stiamo mettendo in discussione il riconoscimento dei diritti universali di ogni essere umano. Riconoscimento che è preesistente allo Stato e al diritto positivo, che le istituzioni stesse emanano attraverso gli organi di rappresentanza democratica (articolo 2 Costituzione).

Noi siamo qui a ribadire e documentare che il dibattito scientifico è stato deliberatamente oscurato, escludendo dalla discussione pubblica le voci autorevoli che dissentono dalla narrazione dominante. E contemporaneamente chiediamo a Voi, che siamo certi agiate in buona fede, di ascoltare ciò che finora è stato sottaciuto o denigrato. E Vi chiediamo di sospendere il giudizio fino a che non emerga l’immagine chiara di un contraddittorio tra due tesi contrapposte. Un contraddittorio che non stiamo inventando noi, ma che ci limitiamo a rilevare, che vogliamo emerga agli occhi dell’opinione pubblica.

Vogliamo cioè difendere la libertà e l’indipendenza della scienza (art. 33 Costituzione). Ma siamo qui anche a ribadire, che sebbene l’ordinamento giuridico italiano preveda la possibilità di imporre un trattamento sanitario obbligatorio, questo è subordinata al rispetto della dignità umana. Ed inoltre, come si può evincere dalla lettura delle sentenze della corte costituzionale, il trattamento sanitario in questione, deve essere: primo, ragionevolmente sicuro, cioè tale da produrre un numero di eventi avversi prossimi allo zero; secondo, di sicuro beneficio per la comunità.

Vi chiediamo quindi, di ricevere ascolto, di usare la massima prudenza prima di aderire ad un progetto che mina le scelte di vita di un numero enorme di essere umani; un progetto che riteniamo estraneo all’ordinamento democratico, estraneo alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Siamo sicuri che esista la possibilità di concederci un dibattito civile basato sulla pluralità, condizione indispensabile e necessaria per l’evoluzione della conoscenza umana. Siamo certi che molti di voi, non rimarranno indifferenti ai nostri interrogativi.

Di fronte all’estensione dell’obbligo vaccinale a tutti i comparti lavorativi – corpo docente, forze dell’ordine, e pubblica amministrazione – che insieme ai sanitari, costituiscono lo scheletro della cosa pubblica, Vi chiediamo: è ancora lecito credere che tutto questo avrà fine? È plausibile sostenere che esista la volontà di porre fine allo stato di emergenza, e di ripristinare lo stato di diritto? Noi crediamo di no, e siamo ormai persuasi che presto toccherà a tutti noi piegare la testa, di fronte a sempre nuovi obblighi ed imposizioni.

Per questo Vi invitiamo a riflettere, su quale sia la scelta giusta, che Voi siate vaccinati o meno; vi imploriamo di chiedere a Voi stessi se siete davvero disposti a rimanere immobili, mentre la libertà – il futuro dei nostri bambini – ci viene strappata un pezzo dopo l’altro.

 


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