Esclusivo. Il prof. pro-decenza scolastica: “se si è nel giusto non ci si deve piegare”


di Matteo Orlando

NON HA ACCETTATO CHE STUDENTI MASCHI SI VESTISSERO DA DONNA, CONSIDERANDO CIÒ DEL TUTTO INADEGUATO ALLA DIGNITÀ DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA. È STATO LINCIATO SUI SOCIAL. MARTINO MORA RICORDA QUEI MOMENTI E GLI SVILUPPI DELLA VICENDA

“Il giorno 25 novembre per ‘solidarizzare’ con le donne, oggetto di violenza, alcuni miei allievi si sono presentati vestiti da donna. Ciò è avvenuto anche in altre classi. In modo particolare un ragazzo di terza liceo si è presentato, alla prima ora, con un lungo vestito a fiori. Ho ritenuto il suo abbigliamento del tutto inadeguato alla dignità dell’istituzione scolastica e l’ho mandato dalla preside, che non c’era. All’ordine della preside di riammetterlo in aula, non ho opposto resistenza. Ma poiché avrei dovuto tenere lezione di nuovo, alla terza ora, nella stessa classe, ho ritenuto secondo coscienza di riferire personalmente alla preside di non essere disponibile a tornare in classe se il ragazzo non si fosse cambiato (avevo intravisto che sotto il vestito a fiori aveva abiti maschili). Ma la preside ha rifiutato di farlo cambiare. Allora ho chiesto di essere esentato io dalla lezione (era implicito che avrei recuperato l’ora in un’altra occasione). Vi è stato un altro diniego. All’invito della dirigente: ‘O va in classe, oppure fuori di qui e anche dalla scuola’ ho ritenuto più onorevole accettare l’ordine (seppure ingiusto e del tutto arbitrario ) di tornarmene a casa”.

Martino Mora racconta così, ad Informazione Cattolica, la vicenda che lo ha catapultato alla ribalta delle cronache nazionali. Il docente di filosofia di un liceo lombardo, nei giorni seguenti, è finito nel mirino di tanti cecchini ideologicamente orientati. E, naturalmente, l’attacco più forte lo ha ricevuto per mezzo delle televisioni nazionali.

La vicenda, pompata dai media mainstream al servizio del libertarismo internazionale, ha assunto presto una dimensione nazionale. Tra tutte le reazioni, professor Mora, quale l’ha stupita di più in negativo e quale in positivo?

E’ difficile dirlo. Non mi facevo illusioni sul grado di corruzione dei media. E infatti ne ho avute tante conferme. Forse non mi aspettavo che il Corriere della Sera e La Stampa di Torino mi affibbiassero, come virgolettati, delle dichiarazioni palesemente false. Sono capaci di tutto. Invece devo dire che Il Giornale e, soprattutto, La Verità mi hanno sostenuto. Li ringrazio pubblicamente. Ma i primi giorni sono stati di linciaggio mediatico totale. I primi a difendermi furono Nicola Porro e l’illustre storico Pier Francesco Quaglieni. Due liberali. Non sono liberale ma li ringrazio di cuore. Non posso dimenticare gli amici di Radio Spada e quelli de Il Talebano che mi sono stati vicini sin dal primo momento, nonché i Triarii di Massimo Viglione.  Anche  il gruppo milanese di Fratelli d’Italia, e diversi parlamentari leghisti, si sono espressi a mio favore. Credo che la tattica sia sempre la stessa: costringere chiunque dica o compia qualcosa contro il pensiero unico e il politicamente corretto a scusarsi e retrocedere di fronte alla macchina del fango mediatico. Ma se egli resiste al primo assalto, il più terribile, e non si piega, allora spesso falliscono. È solo questione di forza spirituale. Se sei nel giusto non devi piegarti.

Lei ha continuato a confrontarsi, nelle classi (e lontano dai media), con i suoi alunni. Cosa è emerso dal dialogo?

Sono emerse posizioni diverse (per qualcuno esisterebbe un “diritto” al travestimento) ed è emersa anche la mia convinzione, affermata con forza, che la scuola non sia un circo. Ma ho voluto che i ragazzi esprimessero tutti le proprie convinzioni, anche quando mi parevano “stravaganti”, per usare un eufemismo. Ho voluto che parlassero anche i più timidi e riservati, di solito molto restii ad esprimersi. Abbiamo dialogato per ore. Ma ho voluto affermare con forza che dialogare non significa “negoziare”. Significa spiegare meglio le proprie convinzioni e stare ad ascoltare con attenzione gli altri. Ma sui principi non si negozia. E il principio della dignità dell’istituzione scolastica non è negoziabile.

Alcune trasmissioni TV, che hanno affrontato il caso, hanno dato il peggio. Quali trasmissioni trash l’hanno turbata di più per la loro faziosità?

Se ne potrebbero citare diverse, ma la palma della disinformazione ideologica se la sono aggiudicata senz’altro Rai Uno e Canale 5. Sul primo canale Rai è andato in onda, infatti, a Storie Italiane, condotto da Eleonora Daniele (ex concorrente del Grande Fratello), un processo mediatico di 49 minuti alla mia persona, alla presenza di Vladimiro Guadagno (alias Vladimir Luxuria, vorrei che qualcuno mi spiegasse la sua competenza in fatto di scuola) e della mia preside Giovanna Mezzatesta, in cui si è fatto un processo ideologico ai miei post e articoli, cioè alle mie convinzioni personali, e alla fine del quale è stato persino chiesto l’intervento del ministro dell’Istruzione contro di me. L’imputato, cioè il sottoscritto, che era nel frattempo impegnato, nello stesso edificio scolastico, a discutere con gli allievi in “sciopero”, non è stato ascoltato nemmeno per un secondo. In quanto a Canale 5, la signora Maria Carmela D’Urso (detta Barbara) mi ha invitato a un vero agguato mediatico in cui ho dovuto fronteggiare sette persone scatenate contro di me, ma dal quale sono uscito, credo, senza danni eccessivi. So che la signora D’Urso ha utilizzato il suo programma per parlare ancora male del sottoscritto nei giorni successivi. Del resto sappiamo che la “signora” è la prima paladina mediatica dell’omosessualismo in Italia.

Adesso come sta operando, a scuola come sui media, per diffondere le sue riflessioni e i suoi insegnamenti su questo tema?

Rendendomi disponibile al dialogo con tutti, ma sempre nell’incrollabile fede nei principi che mi ispirano. Non combatto per me stesso, ma per i principi. È la forza spirituale che vince le battaglie.

 


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