Occorre sostenere le cure palliative, non eliminare il sofferente!


A cura di Angelica La Rosa

IL CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE: “CHI SOFFRE E SI TROVA IN SITUAZIONI ESTREME HA CERTAMENTE NECESSITÀ DI CURE E FARMACI, MA HA GRANDE BISOGNO ANCHE DI AMORE, VICINANZA, ASCOLTO E SOSTEGNO. L’EUTANASIA VA ESATTAMENTE NELLA DIREZIONE OPPOSTA PERCHÉ È UN ATTO INTRINSECAMENTE INGIUSTO E CRUDELE. QUALSIASI COOPERAZIONE AD EUTANASIA O SUICIDIO ASSISTITO È UN PECCATO GRAVE PERCHÉ CONTRO LA VITA” 

 

«Tra il referendum che vuole legalizzare l’omicidio del consenziente e il Testo Unico sul Suicidio Assistito, arrivato alla Camera, saranno mesi cruciali, i prossimi, per la difesa della Vita. Finalmente medici, giuristi e società civile si sono incontrati per dibattere e far sentire le loro ragioni proprio contro ogni tipo di deriva pro morte ed eutanasica».

E’ questo il commento di Pro Vita & Famiglia Onlus, che insieme con Euthanasia Prevention Coalition, ha organizzato nei giorni scorsi il convegno “Eutanasia: vite da scartare? Il dovere della società di fronte alla sofferenza”, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, a piazza Montecitorio.

«Chi soffre e si trova in situazioni estreme ha certamente necessità di cure e farmaci, ma ha grande bisogno anche di amore, vicinanza, ascolto e sostegno. L’Eutanasia va esattamente nella direzione opposta perché è un atto intrinsecamente ingiusto e crudele. Qualsiasi cooperazione ad eutanasia o suicidio assistito è un peccato grave perché contro la Vita», ha spiegato il Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, già Prefetto della Congregazione per i Vescovi della Santa Sede. «Inoltre la famiglia – ha aggiunto – ha un ruolo fondamentale per non far sentire né solo né come uno scarto chi sta male. E’ dunque necessario che lo Stato intervenga in modo adeguato con aiuti e risorse per i malati e per i suoi familiari».

«Siamo grati per le chiarissime parole del Santo Padre contro la deriva eutanasica e il suicidio assistito. Speriamo che possano suscitare in tutti i parlamentari un supplemento di riflessione sull’iter del Testo Unico Bazoli. Stiamo faticosamente uscendo da un’emergenza sanitaria che ha generato morte, depressione, frustrazione – ha dichiarato Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia -, è cinico che, specialmente in questo contesto, si vogliano approvare norme che assecondano istinti suicidari sempre più diffusi nel Paese. In questo momento la politica dovrebbe implementare misure socio-economiche per incoraggiare i cittadini a vivere, e non a morire».

Il cardinale Luis Francisco Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha inviato una lettera agli organizzatori dell’evento. «Negli ultimi anni – ha scritto Ladaria – abbiamo assistito alla promozione, a livello legislativo internazionale, dell’eutanasia e del suicidio assistito, fatto che rappresenta un cambiamento di paradigma nella cura dei malati nelle fasi terminali della vita» e che può essere «colto bene con l’espressione “cultura dello scarto”», ovvero «l’esistenza di vite che non paiono degne di essere vissute ma, come dice giustamente il titolo del Convegno, sono considerate vite da scartare». Nella Samaritanus Bonus, ha chiosato Ladaria, «si ricorda che una malattia inguaribile non è mai sinonimo di incurabile».

«Una riflessione particolare va fatta sul Referendum proposto dai Radicali sull’omicidio del consenziente e sui dubbi che suscita» ha spiegato invece Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale. «Innanzitutto la Costituzione prevede che siano ammissibili solo referendum abrogativi e mi chiedo se l’enunciata intenzione dei proponenti non renda questo un referendum propositivo, se tende a introdurre un principio nuovo, e per questo non ammissibile. Inoltre – ha sottolineato Mirabelli – il quesito deve essere chiaro e univoco e ci si chiede se, per come è stato presentato, l’elettore venga chiamato od approvare l’eutanasia oppure ad accettare l’omicidio di chiunque abbia espresso una sua intenzione suicidaria».

«La medicina – ha affermato invece Massimo Gandolfini, presidente dell’Associazione Family Day – è nata e sussiste per la “difesa della vita, la cura della malattia, il lenimento del dolore”. Il Ddl Bazoli/Provenza – ha proseguito – è confusionario e lacunoso, tanto da parlare genericamente di patologia “irreversibile” e con “prognosi infausta” per accedere all’eutanasia, ma non tenendo conto che molte malattie, oggi, come la leucemia o il diabete, sono tali ma possono avere prospettive di vita di svariati anni. Stesse lacune che riguardano le cure palliative, non adeguatamente esplicate nel testo e l’obiezione di coscienza, che nella proposta non viene configurata in termini chiari».

Tra gli ospiti relatori dell’evento anche Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino; Kevin Yuill, lecturer dell’University of Sunderland e suicidologo; Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani; Aldo Bova, presidente del Forum Sociosanitario; Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita; Paolo Palumbo, influencer, chef e cantante.

 


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