Il cardinale Eijk condanna il sostegno di 2 membri della Pontificia Accademia per la Vita alla legalizzazione del suicidio assistito


di Angelica La Rosa

IL CARDINALE DI UTRECHT HA AFFERMATO CHE “NON VI È ALCUNA DIFFERENZA MORALE SIGNIFICATIVA” TRA SUICIDIO ASSISTITO DAL MEDICO ED EUTANASIA VOLONTARIA, “NÉ DA PARTE DEL PAZIENTE NÉ DA PARTE DEL MEDICO”: ENTRAMBI HANNO “LA STESSA RESPONSABILITÀ MORALE” DELL’OMICIDIO

Il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi), ha condannato la posizione di due membri della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) in favore della legalizzazione del suicidio assistito.

La tesi che tale legalizzazione impedirebbe l’eutanasia è assurda, secondo il cardinale olandese, il quale sottolinea che non ci sono differenze sostanziali tra le due procedure e chi ne approvi una, finisca inevitabilmente per approvare l’altra.

Recentemente due membri della PAV hanno pubblicamente sollecitato il voto per un testo sul suicidio assistito come tattica per impedire la legalizzazione dell’eutanasia volontaria in Italia.

Il gesuita padre Carlo Casalone, professore di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana, in un articolo pubblicato il 15 gennaio sulla rivista dei gesuiti “La Civiltà Cattolica“, ha proposto un tale approccio che, secondo i critici, contraddice totalmente la dottrina della Chiesa.

Il suo parere è stato sostenuto da un altro membro dell’accademia, Marie-Jo Thiel, professoressa di etica all’Università di Strasburgo, che ha scritto sul quotidiano francese Le Monde il 31 gennaio che il suggerimento di padre Casalone era segno di un più ampio cambiamento di posizione della Chiesa.

Padre Casalone, medico che guida anche la Fondazione Cardinal Carlo Martini, ha scritto il suo articolo alla vigilia della decisione della Corte costituzionale di tenere un referendum sull’eutanasia in Italia, ipotesi respinta il 15 febbraio, quando la Consulta ha giudicato “inammissibile” il referendum sostenendo che una modifica del diritto penale per consentire l’eutanasia volontaria non garantirebbe “la protezione minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con speciali riferimento ai deboli e ai vulnerabili“.

Padre Casalone aveva sostenuto nel suo articolo che dare una “valutazione generalmente negativa” alla legislazione che chiede l’eutanasia volontaria rischierebbe di “favorire il referendum” e il suo obiettivo di legalizzarlo.

Per questo aveva suggerito di invocare il principio delle “leggi imperfette”, secondo cui in alcuni casi è lecito per un politico cattolico votare a favore di una legge che ne limiti un’altra già approvata e contraria alla dottrina della Chiesa, ad esempio votando per ridurre la durata legale dell’aborto da 24 a 16 settimane.

In questo caso, ha ritenuto che questo principio potesse essere applicato per favorire il suicidio assistito, a suo dire un male minore, per evitare il male maggiore dell’eutanasia volontaria – un suggerimento che sembrava avere avuto anche una certa simpatia dal cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro.

Ci troviamo in un contesto specifico, con una scelta tra due opzioni, nessuna delle quali – suicidio assistito o eutanasia – rappresenta la posizione cattolica“, aveva dichiarato infatti monsignor Pegoraro al quotidiano cattolico francese Le Croix, aggiungendo di ritenere che ci fosse una specie di legge una conclusione scontata.

Monsignor Pegoraro, che è anche medico, ha affermato che, delle due possibilità, “il suicidio assistito è quello che più limita gli abusi perché sarebbe accompagnato da quattro condizioni rigorose: la persona che chiede aiuto deve essere consapevole e poter esprimere liberamente, ha una malattia irreversibile, sperimenta sofferenze insopportabili e dipende da un trattamento di sostegno vitale, come un ventilatore“.

Ma il cardinale Willem Eijk, anche lui medico qualificato e membro dell’accademia, ha respinto fermamente il suggerimento e l’argomentazione di padre Casalone.

Il cardinale arcivescovo di Utrecht, ha affermato che “non vi è alcuna differenza morale significativa” tra suicidio assistito dal medico ed eutanasia volontaria, “né da parte del paziente né da parte del medico“, poiché entrambi hanno “la stessa responsabilità morale” quando si compie un omicidio.

Il cardinale ha dichiarato al National Register statunitense che consentendo il suicidio assistito “si è determinati a consentire anche l’eutanasia“, e quindi l’argomento secondo cui consentire la legislazione sul suicidio assistito potrebbe impedire la legislazione sull’eutanasia “non regge“.

Il cardinale Eijk ha anche respinto l’argomento delle “leggi imperfette” in questo caso. Ha sottolineato che il principio è stato sollevato da papa san Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Evangelium vitae” nell’ambito della restrizione dell’aborto, ma ha aggiunto che “votare una legge che consenta il suicidio assistito non implica in alcun modo un restrizione alla legalizzazione dell’eutanasia”.

Al contrario“, ha detto, “la legalizzazione del suicidio medico apre automaticamente la strada alla legalizzazione dell’eutanasia come passo logico successivo, poiché non vi è alcuna differenza morale significativa tra suicidio medico ed eutanasia“.

Le dichiarazioni pubbliche di padre Casalone e Thiel a favore della legiferazione sul suicidio assistito hanno “infastidito” altri membri dell’accademia, ha affermato Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune. L’organizzazione prende il nome da Jérôme Lejeune, il presidente fondatore dell’Accademia.

Le Méné, che è anche membro dell’accademia, ha criticato i suoi due colleghi in un articolo sul quotidiano francese Le Figaro, dicendo che “una cosa è che le persone esprimano la propria opinione personale e un’altra è usare le loro posizioni per fare scendere ufficialmente a compromessi la Pontificia Accademia per la Vita».

Inoltre, ha affermato che “grazie al cielo” non sono stati consultati altri membri, poiché l’Accademia non può sostenere quelle posizioni contrarie al magistero della Chiesa.

Ha anche fatto eco al rifiuto del cardinale Eijk dell’applicazione dell’articolo 73 dell’enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995) in questo caso, dicendo che si tratterebbe di “promulgare deliberatamente una cattiva legge per evitarne una futura, il che sarebbe peggio“.

La legge che si intende evitare finirà per essere approvata ancora più velocemente“, ha avvertito. “Niente e nessuno impedirà il proseguimento della trasgressione iniziale, che invita la medicina a causare la morte“.

Parlando al National Register, Le Méné ha affermato che “non c’è motivo di pensare che questo insegnamento possa essere cambiato” e che il divieto di uccidere “esiste già da prima del sorgere del cristianesimo; è una questione di moralità naturale. Votare per una legge immorale”, ha detto, “non può mai essere la scelta di un cristiano” e se l’accademia “cade nella trappola del male minore [questo] le farebbe perdere la giustificazione per la sua esistenza“.

Le Méné ha anche criticato Thiel per aver dichiarato pubblicamente nel suo articolo di essere un membro dell’accademia. I membri dell’Accademia sono vincolati dal suo statuto (in particolare dall’articolo 5 §5, lettera b), che stabilisce che gli accademici devono “impegnarsi a promuovere e difendere i principi relativi al valore della vita e alla dignità della persona umana, interpretati secondo il magistero della Chiesa”.

Le Méné ha affermato che sostenere la legislazione a favore del suicidio assistito “è una deviazione” da tale prescrizione e che questi “incidenti” potrebbero essere evitati se ci fosse una maggiore collaborazione tra accademici “e si prendessero decisioni congiunte su quali opere sono degne di essere pubblicate e quali no”.

In una dichiarazione del 18 febbraio, la PAV ha scritto: “la Pontificia Accademia per la Vita esprime un particolare apprezzamento per la decisione della Corte Costituzionale italiana di non ammettere il referendum per abrogare l’art. 579 del codice penale che vieta l’omicidio del consenziente (e avrebbe aperto la strada verso l’eutanasia). Ora il Parlamento è chiamato a legiferare sulla questione del cosiddetto suicidio medicalmente assistito, condizione purtroppo già aperta dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza 242 del 2019, sebbene delimitato ad alcune situazioni, molto definite e ristrette. Il Parlamento dovrà legiferare tenendo presente tale sentenza della Corte. La Pontificia Accademia per la Vita ribadisce l’insegnamento della Chiesa cattolica, riafferma il valore ed il rispetto di ogni vita umana, sostiene il no al suicidio, quindi anche il no al suicidio assistito, come richiamato più volte dal Papa. La Pontificia Accademia per la Vita sottolinea l’importanza delle cure palliative, e fa notare come la legge italiana sulle cure palliative (la legge 38/2010) è oggi di fatto ancora poco conosciuta e poco applicata, mentre sarebbe una risposta concreta alla sofferenza di tante persone, per un vero aiuto ed accompagnamento“.


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