Trasmettere i nostri pensieri, la nostra sensibilità, serve a ben poco…


di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI MERCOLEDÌ 23 MARZO 2022


Dal vangelo secondo san Matteo 5, 17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

COMMENTO

«Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli». Talvolta noi preti, ma non solo noi, chiunque ha il compito di insegnare e trasmettere la fede – pensiamo ai catechisti, ma pensiamo soprattutto ai genitori e ai nonni, che sono le persone da cui i più giovani apprendono i primi rudimenti della fede – siamo tentati, quando parliamo di Dio, oppure anche delle cose importanti della nostra vita, di non attenerci alle sacre scritture e al magistero costante della Chiesa cattolica (il solo che interpreta la sacre scritture secondo verità), ma di fare di testa nostra, di trasmettere, invece che la parola di Dio, i frutti del nostro piccolo buon senso, facendo, come direbbe il Manzoni, del nostro cervello il Cielo. Dimentichiamo così che, come dice la sacra scrittura, i nostri pensieri non sono i pensieri di Dio, e che come il cielo è alto sulla terra, così le vie di Dio sono superiori alle nostre.

Trasmettere noi stessi, i nostri pensieri, la nostra sensibilità, serve a ben poco, se tutto questo non è vincolato alla parola di Dio e all’insegnamento costante, bimillenario della Chiesa. Chiediamo al Signore di darci l’umiltà necessaria a riconoscere che è nella parola di Dio e non nel nostro piccolo buon senso che possiamo trovare il senso della nostra vita e la felicità.


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