Libertà fondamentali in pericolo nell’occidente “democratico” e solidarietà ipocrita


di Emanuela Maccarrone

L’INCOERENZA TRA LA CONDANNA DEI REGIMI AUTORITARI E LA LEGITTIMAZIONE DI UN CLIMA DI ODIO E INTOLLERANZA 

Non c’è cosa peggiore della guerra! Ma accanto all’esplicita e atroce manifestazione della violenza umana esiste anche una guerra psicologica, subdola e maligna, capace di aggredire il prossimo colpendone non solo il libero esercizio dei diritti umani ma anche la sfera emotiva, sia sui temi del conflitto bellico che altri temi già da mesi dibattuti.

Purtroppo assistiamo nei Paesi democratici, in lotta per le autonomie altrui, all’impedimento della libertà di pensiero e di espressione delle proprie idee e, proprio in quei Paesi che giustamente condannano i crimini contro l’umanità commessi nel conflitto in corso tra Russia e Ucraina si legittimano climi di odio e di intolleranza verso il “qualcuno” di turno.

Alcuni recenti episodi lasciano l’amaro in bocca. L’endocrinologo e professore universitario Giovanni Frajese, per esempio, è stato convocato dall’Ordine dei Medici di Roma per la sua posizione sui vaccini anti-Covid 19 non conforme alla narrazione mainstream. La “colpa” del medico è stata quella di aver espresso, in svariate occasioni, una certa accortezza nei confronti del siero, soprattutto in merito alla genotossicità e alla sicurezza per i minori.

Recentemente l’europarlamentare Francesca Donato ha dato notizia dell’improvvisa chiusura del suo profilo Facebook, a seguito al suo voto contrario al Parlamento europeo alle sanzioni contro la Russia e alla sua posizione critica sulla linea governativa di inasprimento del conflitto in Ucraina. “Posso solo pensare che la società di Zuckeberg, che in queste ore ha anche deciso di rendere lecite minacce ed insulti ai cittadini russi, abbia invece considerato la mia pagina troppo libera o comunque non conforme alla vulgata mainstream”. L’eurodeputata era già stata criticata a causa delle sue posizioni espresse sul tema della campagna vaccinale, oltre che sulla gestione dell’emergenza Covid.

Come non citare, poi, il caso riguardante Alessandro Orsini, professore in Sociologia del terrorismo internazionale presso l’università Luiss di Roma, la cui libertà di pensiero, espressa in varie occasioni con l’analisi obiettiva e accademica su quanto sta avvenendo circa il conflitto russo-ucraino, è stata bollata come filo-russa causandogli problemi con la Rai e con l’Università.

Il professore aveva manifestato una certa insoddisfazione nel corso di una puntata del programma Piazza Pulita (che va in onda su La7 ed è condotto da Corrado Formigli), dove prima di poter spiegare la sua analisi sul conflitto in corso si è sentito in dovere di esplicitare la sua posizione in favore dell’Ucraina da lui stesso così commentata: “Quando un professore universitario prima di parlare deve fare tutte queste premesse non penso che sia un bel clima“.

Sorprendentemente, a denunciare un malcontento su questa anomalìa occidentale è stato un quarantenne ucraino che, da 22 anni, vive in Italia, che ha scritto una lettera al giornalista Nicola Porro esprimendo un rifiuto per questa “solidarietà ipocrita“.

Tante persone che ora mi esprimono la loro solidarietà e mi si offrono per ogni tipo di aiuto sono le stesse persone che per due anni, mentre io non vaccinato ero forzatamente rinchiuso dentro casa e letteralmente soffrivo la fame, senza un lavoro e senza dignità, si voltavano dall’altra parte, facendo finta di non accorgersene“.

Il quarantenne ha criticato la forte influenza del Politicamente corretto presente nei talk show televisivi che, da una parte, condanna la guerra “senza se e senza ma”, ma allo stesso tempo è pronto ad aggredire e additare “come i guerrafondai e putinisti” tutti coloro che con obiettività cercano di analizzare i fatti.


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