Omo-transfobia e scuola in bilico tra contrasto alle discriminazioni e capovolgimento antropologico

Omo-transfobia e scuola in bilico tra contrasto alle discriminazioni e capovolgimento antropologico

di Antonella Paniccia

L’AVVOCATO CERRELLI: “LA MAGGIOR PARTE DEI PROFESSORI NELLE SCUOLE È ASSERVITA ALL’IDEOLOGIA GENDER

Richiamando la risoluzione del Parlamento Europeo del 26/04/07, nella quale era stata fissata la data del 17 maggio quale Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, il MIUR ha diramato una circolare per invitare i docenti e le scuole di ogni grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, ad attivarsi per “creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Letta così la circolare potrà apparire senza dubbio degna di considerazione e di attenzione. È doveroso, però, ricordare che l’articolo 7 del DDL Zan, già bocciato al Parlamento, prevedeva proprio la celebrazione di questa giornata che ora è stata – comunque – affermata. Alla luce della quasi quotidiana diffusione di ambigui o ammiccanti spot televisivi, di esplicite canzonette presentate in occasione di manifestazioni o di spettacoli, di giocattoli che vengono propagandati senza alcun riguardo della sensibilità dei bambini (l’ultimo dei quali sarà forse la Barbie che accarezza il “pancione” del marito “in attesa”), qualche dubbio può sorgere e qualche domanda appare necessaria.

Per riflettere su queste tematiche Informazione Cattolica ha intervistato l’Avvocato Giancarlo Cerrelli, professore di Diritto di Famiglia presso l’Istituto Italiano di Criminologia di Vibo Valentia.

Il MIUR ha stabilito che oggi, 17 maggio, si menzioni nelle scuole la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia – indetta con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile 2007 – ed ha invitato i docenti a “creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Tale celebrazione, proclamata per approfondire temi assai delicati, potrebbe costituire per talune scuole la facile opportunità di addentrarsi – come già avvenuto in alcuni contesti – in progetti riguardanti argomenti difficili e imbarazzanti, soprattutto per i bambini. Anche lei ravvisa nella Giornata di oggi il pericolo di un indottrinamento dei giovani all’ideologia gender?

Sì, in realtà, questa giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia viene celebrata dal MIUR – che ha inoltrato a tutte le scuole una circolare recante l’invito a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Certo, è opportuno e utile insistere sulla lotta ad ogni tipo di discriminazione, anche secondo la nostra Costituzione, tenendo conto che i Cristiani sono quelli più odiati, molto spesso. Però, ecco, il pretesto è quello di introdurre nelle scuole proprio quell’ideologia di genere che vuole travisare la nostra cultura, il nostro sentire, soprattutto la nostra antropologia, e di porre come elemento fondamentale un’assoluta autodeterminazione del singolo che, quindi, può decidere quale identità sessuale avere, esaltando soprattutto una fluidità sessuale, di genere, che praticamente elimina qualsiasi identità oggettiva. Diventa così una società completamente fluida. Nella ultima campagna dedicata alla festa della mamma, il brand Calvin klein ha pubblicato su Instagram l’immagine di Roberto Bete – un uomo trans “incinto” – insieme alla compagna. Bete, che è nato donna, si è fatto rimuovere i seni ma ha mantenuto l’apparato riproduttivo femminile. Ci sono stati molti utenti social che non hanno apprezzato e hanno detto addio al brand, ma subito è arrivata la replica di Calvin Klein: ”Tolleriamo tutto tranne l’intolleranza. Qualsiasi commento intollerante verrà rimosso”. Ci sono grandi aziende, colossi economici sui social, propensi a far espandere questa ideologia, a diffondere queste idee in tutta la società e in tutti gli ambienti. Quindi, questa giornata contro l’omofobia è molto indicativa perché  vuole portare avanti determinate idee che sovvertono la Creazione perché, in definitiva, il gender è un sovvertimento della Creazione. Lo stesso Papa Francesco ha detto: “Dio ha fatto l’uomo maschio e femmina; adesso l’uomo, in una prospettiva gnostica, vorrebbe rifarlo ed ha la pretesa di dire che Dio ha sbagliato, dunque, vorrebbe ricrearlo”. Il gender è veramente un’offesa, un attacco alla creazione di Dio, perché viene attaccata alle basi la volontà creativa di Dio. Quindi, da questo punto di vista, io credo che non possiamo accettare un sovvertimento della natura perché, alla fine, quando la natura viene violentata – come capita quando ne vengono sovvertite le basi – prima o poi essa si ribella contro l’uomo.

Se così fosse, quali strumenti avrebbero i docenti per evitare di predisporre lezioni che rischiano di apparire, soprattutto nella Scuola Primaria, piuttosto come una violazione del diritto dei bambini alla verità?

Va rilevato che la maggior parte (forse, addirittura il 98/99 %) dei professori nelle scuole è in qualche modo soggiogata da questa ideologia; essi sono tutti asserviti. Un dirigente scolastico contrario a questa ideologia mi diceva che, quando arrivano le circolari dal Ministero, tu non puoi neanche decidere di non fare queste giornate; sei premiato o, diversamente, forse sei in qualche modo segnalato, a seconda se porti avanti questa ideologia o no. I docenti dovrebbero non promuovere le iniziative che portano avanti questi progetti che volentieri sono consigliati. E’ comunque molto facile trovare nelle scuole dirigenti e altri professori che segnalano un eventuale pensiero dissonante. Si potrebbero avere segnalazioni anche sulla carriera, ci potrebbero essere richiami… però, sicuramente, ogni professore è libero nella sua ora di poter decidere cosa insegnare. Quindi, nei limiti del buon senso, egli può benissimo non portare avanti queste idee. In una scuola dove era stata fatta una conferenza sul gender, un professore di ruolo (in un’altra sezione) è stato chiamato per fare una supplenza di un’ora in una classe che aveva subìto quella lezione: hanno parlato tranquillamente, ha chiesto com’era andata la conferenza. In seguito, è stato chiamato dal dirigente che gli ha chiesto come si era permesso. Ci sono delle cellule, in tutte le scuole, professori e studenti, pronte a portare avanti questa ideologia. I professori, nella loro libertà di docenti, possono tentare  di fare lezione su queste materie e parlare in positivo nel senso della famiglia, delle discriminazioni, far capire cosa sono. Va precisato, infatti, che non tutte sono discriminazioni. Le discriminazioni fondamentalmente avvengono quando si trattano in modo differente due situazioni simili. Ma se le situazioni non sono simili, è giusto che vengano trattate in maniera differente. Oggi si vuole far passare per discriminazione tutto e si cerca di incutere questo principio partendo dalla Carta Europea dei diritti dell’uomo, con il divieto di discriminazione dell’art. 14. Tendenzialmente è giusto il principio di non discriminare situazioni simili, uguali. Nello stesso tempo, però, spesso e volentieri vediamo che non sono simili queste situazioni: esistono i diritti e non tutti possono fare la stessa cosa se non ne hanno i requisiti.

Come potrebbero agire i genitori che desiderano opporsi e sottrarre i loro figli ad un’ideologia gender che si vorrebbe imporre come pensiero unico, nonostante il DDL Zan sia stato già bocciato in precedenza?

È importante che i genitori abbiano un controllo coraggioso, determinato, proprio perché bisogna stare molto attenti. In una scuola primaria in provincia di Modena era stato proposto un progetto con un libricino che affrontava temi come la masturbazione, l’orgasmo, i preservativi, la contraccezione, l’omosessualità, la bisessualità, il trans gender, il gender fluid, il genderless. Quindi, praticamente, ci sono tentativi in determinate scuole di insinuare questa ideologia, a volte nella stessa inconsapevolezza dei genitori: essi, spesso, non sanno nulla perché si fidano della scuola. Non sanno che, a volte, capita che questi progetti vengano elargiti – e in qualche modo resi potabili – ai loro figli senza che essi ne sappiano nulla, senza conoscerne i reali contenuti. Quando si parla di un progetto anti-discriminazione, un genitore può pensare: “Vai, figlio mio, è una cosa interessante”. Se dicono “educazione sessuale”, essi pensano che, forse, è meglio che ne parli la scuola. Ma non sanno che, spesso, è un indottrinamento ideologico, ed è una perversione dell’umano quella che si sta cercando di creare. È il tentativo di creare un nuovo ordine mondiale che si prefigge di cancellare le radici cristiane della nostra civiltà, che propone una nuova antropologia, un nuovo umanesimo il quale, praticamente, vuole distruggere le fondamenta della natura umana. Quindi, i genitori devono stare molto attenti nel guardare i progetti. Mi rendo conto che ci sono tanti altri genitori che sono d’accordo perché non si pongono il problema, o perché sono anch’essi fluidi dal punto di vista ideologico, perché ormai tutto è possibile e la libertà, l’assoluta autodeterminazione deve prevalere in ogni circostanza. Da questo punto di vista, sicuramente, i genitori che hanno a cuore il bene dei propri figli devono vigilare intensamente su tutti i programmi ed i progetti a cui devono sottostare i loro figli. Esistono delle lobby di potere che hanno interessi finanziari con una nuova antropologia ed operano attraverso l’imposizione di una dittatura che diventa sempre più opprimente e più totalitaria. Se non ci rendiamo conto che siamo in mezzo ad una guerra antropologica, se non riusciamo a capire ciò che sta realmente accadendo, se anche la chiesa e gli educatori non si rendono conto che stanno combattendo alle radici la natura umana e si pensa che tutto sia normale, corriamo davvero il rischio di un capovolgimento della natura e della realtà umana.

Effettivamente non possiamo fare a meno di constatare quanto davvero tremenda sia questa prospettiva futura e quanto insidioso sia il momento che le giovani generazioni stanno vivendo…

Vero, ma siamo anche convinti che ognuno, nel proprio ruolo di genitore o di educatore, possa impegnarsi a discernere la realtà quotidiana, a partire dai vari messaggi subliminali lanciati continuamente dai media. Basterebbe dare uno sguardo anche alle storielle talvolta pubblicate, ad arte, sui libri dedicati ai bambini allo scopo di confonderne la mente, per capire la necessità di difenderli – così come farebbe una mamma leonessa – dai rapaci che vogliono aggredirne l’innocenza e stravolgerne il pensiero e l’intelligenza, nel subdolo tentativo di annullare la Verità! Che il 17 maggio non sia, dunque, il giorno del via libera nelle scuole a diffondere, sotto l’egida dell’antibullismo, il capovolgimento della creazione e dei valori umani. Forse, per alcuni sarà una triste data, soprattutto per quei docenti che, volenti o riluttanti, dovranno parlare ai bambini di cose abominevoli, quelle per cui è scritto nel Vangelo: “Guai a chi scandalizzerà uno di questi piccoli…”. Sicuramente non vorremmo essere al posto delle docenti mentre informano i bambini che, in futuro, potrebbero diventare bambine e, magari, poi potrebbero ripensarci e cambiare nuovamente sesso. Già, perché – come vogliono sostenere – nulla è definitivo e ciascuno potrà scegliere l’identità che preferisce in quel momento: allora, ad esempio, Silvia si potrà tranquillamente chiamare Ludovico, potrà indossare abiti maschili, farsi crescere la barba e tagliare i seni quando sarà adolescente. Così potrà anche sembrare un papà, pur partorendo un figlio o una figlia. In tal modo i bambini saranno portati a credere che i figli possono farli anche i maschi! E invece no, cari insegnanti. Dovrete anche spiegare che Silvia, pur facendosi chiamare Ludovico e facendosi asportare i seni, anche lasciandosi crescere baffi e barba, resterà comunque donna nell’apparato riproduttivo, e quindi “da donna” partorirà un bambino e il suo istinto materno prevarrà. Non così, invece, sarà per Marco se deciderà di “diventare” Marcella: egli, pur essendosi sottoposto a bombardamenti ormonali per farsi crescere il seno, per avere la pelle del viso levigata e senza barba, mai potrà partorire un figlio, dal momento che questa meravigliosa dote il Signore Dio (e, per i non credenti, la natura) l’ha riservata solo alle donne.

In conclusione, come spiegare in poche parole ai docenti meno sensibili su questo argomento la necessità di difendere in ogni modo i propri ragazzi dall’ideologia gender?

L’ideologia gender incombe insidiosamente su tutti i bambini indifesi, ignari della perversione a cui può giungere l’umanità quando cancella Dio dal suo universo, soggiogata dalle illusioni di strapotere, di conquista dei diritti e della felicità a tutti i costi. Siamo persuasi che un’insegnante non cessi di essere tale allo scadere del suo mandato e che, nel suo intimo, resterà docente in qualunque istante della sua vita. Con questa convinzione, sino all’ultimo ricorderemo a tutti gli insegnanti di non diventare, come profetizzava Ezechiele, sentinelle che non suonano l’allarme all’arrivo del pericolo: “Se invece la sentinella vede giunger la spada e non suona la tromba e il popolo non è avvertito e la spada giunge e sorprende qualcuno, questi sarà sorpreso per la sua iniquità: ma della sua morte domanderò conto alla sentinella”, ci ricorda Ezechiele 33,1-6.

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