Divina Commedia e studenti islamici esentati: qualche riflessione

di Francesco Bellanti

DANTE, PADRE DELLA CIVILTA’ D’EUROPA

A Treviso, un professore delle medie, in una terza media, esenta due studenti islamici dallo studio di Dante e il Ministro Valditara manda gli ispettori. Vediamo di riflettere un po’ su questo fatto, anche se su questo giornale, per avere vissuto personalmente questi problemi come ex docente di Lettere nei licei, qualche articolo l’ho scritto sul tema. Intanto, cominciamo col dire – sempre che le notizie che stiamo leggendo in questi giorni siano vere – che questo professore appare un po’ confuso. Da un lato vi è l’ammirazione per un insegnante che, sfidando eroicamente la deleteria ondata di progetti inutili che si sono abbattuti sulla scuola negli ultimi anni per il vile denaro europeo (cioè italiano), si erge a eroico difensore del patrimonio culturale nostrano. Dall’altro, tuttavia, occorre precisare che i programmi ministeriali delle medie prevedono lo sviluppo della personalità del ragazzo in tutti i suoi aspetti (culturali, etici, religiosi, sociali, tra questi) al fine soprattutto di una coerente continuità con le scuole superiori e di una crescita critica e psicologica, umana, degli studenti. Per quanto riguarda le materie letterarie, si privilegiano, in buona sostanza, in storia lo studio del passato per una presa di coscienza critica del presente, in geografia l’interazione uomo-ambiente, in educazione civica la maturazione del senso etico e la presa di consapevolezza dei problemi della convivenza umana, in italiano – oltre all’educazione all’ascolto,  al parlare, al leggere e allo scrivere – una profonda ed estesa conoscenza della grammatica e dei linguaggi in tutte le sue funzioni, dei generi letterari con lo studio di testi significativi e centrati, e – concessa una giusta libertà d’insegnamento – ampi cenni sugli autori più importanti della letteratura italiana.

Detto questo, lo studio di Dante si pone come momento fondamentale dell’insegnamento dell’italiano, ma, ovviamente, lo dico per esperienza personale, proponendo del Sommo passi poetici e letterari adeguati allo sviluppo cognitivo di un ragazzo di terza media. Dante sì, ma ovviamente, che so, qualche poesia sparsa, qualche passo facile dell’Inferno, del Purgatorio, ma non del Paradiso, non delle altre opere (Convivio, per esempio), per gli enormi problemi teologici e filosofici che esse presentano. La Divina Commedia è comunque un’opera sterminata che abbraccia tutto il sapere, è prima di tutto la più alta opera letteraria della nostra letteratura, la religione è solo uno degli aspetti che essa contiene, perciò non ha senso consentire ai due ragazzi musulmani di non seguire le lezioni sulla Commedia. Sostituire poi Dante con Boccaccio, non solo è un’arbitraria e scorretta iniziativa educativa, ma è anche un’azione didattica scellerata, in quanto Boccaccio, altissimo scrittore, nel Decameron propone una prosa molto ostica, sia sul piano lessicale che sintattico, improponibile in una scuola media.

L’integrazione nella nostra civiltà dei ragazzi provenienti da altre culture e religioni non può avvenire senza la conoscenza del nostro immenso patrimonio culturale, storico, civico, visto che, in base alle nostre leggi, gli studenti non cattolici hanno già la possibilità di non seguire le ore di religione cattolica. Il rispetto per le religioni e le culture altrui si realizza soprattutto evitando conflittualità inutili e nocive per l’insegnamento stesso. Per esempio, proponendo qualche passo dell’Inferno a dei ragazzi musulmani, si dovrebbe evitare lo studio del XXVIII canto dell’Inferno dove Dante presenta nella nona bolgia dell’ottavo cerchio il Profeta Maometto – in base alle sue conoscenze errate dell’epoca – come un prete scismatico seminatore di discordie, nudo e mutilato da un diavolo armato di spada, e Dante lo presenta tagliato dal mento all’ano, con gli organi interni che gli pendono tra le gambe.

Per concludere, più che di punizioni, io proporrei una profonda azione educativa verso gli insegnanti e un costante contatto con le famiglie dei ragazzi di religione diversa da quella cattolica, per chiarire gli aspetti fondamentali della nostra civiltà che bisogna saper accettare ai fini di una inclusione e di una integrazione più veloci e corrette, laddove inclusione e integrazione non significano accettazione passiva ma conoscenza e rispetto della civiltà in cui si è deciso di vivere. La Divina Commedia è l’opera cardine della letteratura italiana, e anche della nostra identità nazionale, ed è certo la radice cristiana della nostra letteratura e della nostra cultura, ma è soprattutto uno dei fondamenti culturali dell’identità europea, e come tale va studiata, è quella che ci difende dal baratro del nichilismo, dell’intolleranza, dall’assenza di uguaglianza, solidarietà, compassione. L’Europa ammette le differenze di razza e di religione, ma la multiculturalità non vuol dire abbandono e rinnegamento, perdita della propria identità. In questa identità, un ruolo importante gioca la religione. L’Europa non vuole cristianizzare l’Islam, ma non accetta la sua islamizzazione. Il dialogo con le culture e le religioni altre è possibile, ma l’Europa non può perdere la propria identità. Perché l’Europa può essere politicamente di destra o di sinistra, può essere socialista, liberale, conservatrice. Ma essa, soprattutto, o è cristiana o non è.

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