Quelle tremende parole di Gesù

Quelle tremende parole di Gesù

di don Ruggero Gorletti

MERCOLEDÌ DELLA OTTAVA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal vangelo secondo Marco 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

COMMENTO

Gesù preannuncia ai suoi discepoli i fatti della passione: un discorso sconvolgente, che avrebbe almeno dovuto aguzzare le loro orecchie. Non ha parlato di cose da poco. Egli infatti verrà catturato, torturato, ingiustamente condannato, ucciso, e dopo tre giorni risorgerà. Ci si potrebbe immaginare che i suoi discepoli gli si accalcano intorno, chiedono spiegazioni per capire meglio, vogliono dettagli. Niente di tutto questo. Queste tremende parole di Gesù scivolano loro addosso come acqua fresca. A loro interessa altro: Giacomo e Giovanni gli si avvicinano per chiedergli, in modo discreto, lontano dalle orecchie degli altri, due posti di rilievo nel governo che Egli, nella loro fantasia si appresta a costituire, e gli altri, non appena venuti a conoscenza di questo, si riempiono di indignazione per la scorrettezza dei loro due compagni. La sostanza delle cose è che nessuno di loro, né i due che hanno chiesto né gli altri dieci che si sono indignati, ha minimamente ascoltato le parole di Gesù. Cosa avevano pensato? Tutti loro pensavano che Gesù, essendo un rabbì molto ascoltato, che sapeva operare prodigi straordinari, che era seguito da una folla sempre più numerosa, fosse il Messia (o il Cristo, è la stessa cosa) da tempo atteso da Israele, un uomo inviato da Dio per ricostituire l’antico regno di Israele, per cui pensavano che, una volta arrivato a Gerusalemme, avrebbe preso le leve del potere politico e militare, cacciato l’occupante romano e ricostituito l’antico e glorioso regno di Davide. In forza di questi pensieri è logico che essi pensassero di dividersi le future cariche, Ma sappiamo bene che Gesù è sì il Messia, ma il suo progetto non era questo. I suoi discepoli hanno preso un abbaglio proprio perché non hanno ascoltato le sue parole e hanno continuato a ragionare secondo la logica del buon senso umano e non secondo quella della sapienza di Dio, che ci mostra le cose e le situazioni per quello che sono nella realtà, e non nella fantasia. Lasciamoci guidare dal Signore, dalla sua parola, dal magistero ufficiale della Chiesa, e non facciamo, come diceva il Manzoni, della nostra testa il cielo. Senz’altro vivremo molto meglio.

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