Neo-ottomani di Erdogan e mercenari azeri all’assalto dell’Armenia cristiana

Di Umberto Spiniello


La Turchia, da anni sta realizzando una politica estera che sembra mirare ad una rinascita del nuovo impero ottomano.

Il recente conflitto in Armenia ne è la dimostrazione.

La situazione in Artsakh va letta nel contesto della politica che Ankara sta portando avanti nel Mediterraneo e in Medio Oriente, con l’arroganza senza precedenti dimostrata da Erdogan nei confronti della cultura occidentale.

Ma quello che accade in queste ore in Armenia risveglia vecchi fantasmi e orrendi pagine di storia che nessuno avrebbe voluto rivivere.

Secondo l’ambasciatrice armena in Italia Tsovinar Hambardzumyan, ci troviamo nuovamente ad assistere ad azioni di tipo genocidiario: “In quale altro modo è possibile definire le azioni della Turchia e dell’Azerbaijan se non azioni genocidarie? che bombardano tutte le infrastrutture civili, gli edifici, gli ospedali, le ambulanze, le strade, le infrastrutture idriche ed energetiche, persino le chiese? L’Azerbaijan e la Turchia stanno distruggendo l’Artsakh per renderlo inadatto alla vita quotidiana, in modo che la popolazione non possa più tornare nelle proprie case, e allo stesso tempo cercano di cancellare tutte le testimonianze del patrimonio storico, culturale e cristiano degli armeni.”

Ad oggi la Russia e gli USA con l’aiuto della Francia stanno portando avanti operazioni diplomatiche per arginare la politica espansionistica della Turchia anche attraverso la formulazione di un futuro documento di pace, ovviamente, dovrebbe contenere tutti i principi che saranno concordati tra le parti e che sono stati oggetto dei negoziati per più di un decennio.

Purtroppo, nei negoziati precedenti questi principi non sono stati finalizzati in un documento, perché ogniqualvolta viene concordato tutto e l’Armenia annuncia che è disposta ad arrivare a un compromesso, l’Azerbaijan si rifiuta di negoziare e inizia ad avanzare nuove pretese, spesso anche ricorrendo ad azioni militari.

Questa avanzata dei mercenari dell’ Azerbaijan e delle truppe turche assume certamente un carattere etnico e religioso, nel dominio di una terra da sempre cristiana.

L’emblema di questo aspetto è quanto avvenuto nel monastero di Dadivank, uno dei complessi religiosi di cui la Chiesa apostolica armena va più fiera ora passata nelle mani degli azeri.

Il monastero che fu fondato da san Dad, uno dei discepoli dell’apostolo Giuda Taddeo, è stato distrutto una prima volta dai turchi selgiuchidi nel 1145 e poi ricostruito. Nel 2007 sotto l’altare della chiesa principale è stata scoperta la tomba del santo. l’Armenia, dopo sei settimane di conflitto, è stata costretta a e a firmare un «accordo estremamente doloroso» che impone la cessione di ampie porzioni di territorio del Nagorno Karabakh al controllo degli azeri.

Secondo il gruppo Minsk (i diplomatici di Russia, USA e Francia che lavorano per il raggiungimento di un accordo di pace) l’’aspetto più importante per la parte armena è il diritto del popolo dell’Artsakh di vivere in sicurezza nella propria terra storica. Nelle attuali condizioni di minaccia militare per il popolo dell’Artsakh, l’unico modo per esercitare questo diritto è il riconoscimento dell’indipendenza dell’Artsakh.

Purtroppo oggi questa soluzione, seppur ragionevole appare difficilmente praticabile con l’espansionismo islamico/territoriale di matrice turca.

 

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mteresa grilli
5 giorni fa

è incomprensibilmente colpevole tacere !!!!