Lo strapotere di Israele, gli Usa e il ruolo di Putin


QUANDO SONO GLI EBREI A MASSACRARE

Di Alessandro Puma


Israel Shamir è una figura di intellettuale molto particolare e, come sempre capita in questi casi, molto discussa. Ebreo fattosi cristiano, vive sulla propria pelle tutte le contraddizioni del suo popolo che mira a non riconoscere l’esistenza non solo di quei palestinesi arabi progressisti i cui diritti vengono costantemente negati dagli israeliani e dall’ONU, ma anche dei semplici palestinesi con cittadinanza israeliana.

A proposito degli ultimi bombardamenti su Gaza, (che sono fortunatamente cessati il 21 Maggio scorso ma che, a quanto pare, stanno riprendendo) Israel ha scritto degli articoli giornalistici volti a far notare non solo il riemergere dell’antico odio, in chiave moderna, tra ebrei e cristiani ma anche come il mito escatologico-medievale della ‘Gerusalemme liberata’ sia ancora vivo oggi nella fratellanza che lega arabi e cristiani contro lo Stato d’Israele.

Afferma infatti in un suo articolo che: “I Cristiani palestinesi appoggiano pienamente la lotta palestinese e che la guida spirituale dei Cristiani palestinesi, l’Arcivescovo Theodosius Atallah Hanna (aveva battezzato me e la mia famiglia) ha detto che la lotta per al-Aqsa è la lotta per il Santo Sepolcro, e che Cristiani e Mussulmani stanno combattendo la stessa lotta come membri di una unica famiglia e nazione.”

E poi, più avanti, denuncia : “Le bande di militanti ebrei armati, supportate dalla polizia, stanno portando avanti il classico pogrom anti arabo, come presumibilmente avevano fatto i Cosacchi nei confronti degli ebrei all’inizio del XX secolo. Hanno rotto finestre, bruciato negozi, incendiato gli appartamenti degli arabi, assalito gli arabi per strada. Un tale pogrom non si era mai visto in tutta Israele, perfino nella ebrea Bat Yam, dove una gelateria gestita da anni da un arabo è stata distrutta. Un bambino arabo è stato bruciato (ma in modo non fatale) da una Molotov lanciata da un militante ebreo. Più di cento anni fa, pogrom di questa portata si erano visti in Ucraina (per inciso, mai in Russia), ma, a quel tempo, gli scrittori russi si erano lamentati e avevano espresso la loro solidarietà con le vittime ebree. Ora, quasi nessuno scrittore ebreo ha espresso il proprio dolore o si è schierato con gli arabi. Gli arabi israeliani, cioè i Palestinesi con cittadinanza israeliana, oggi (martedì 18 maggio) hanno indetto uno sciopero nazionale per denunciare i loro diritti calpestati. E la Cisgiordania si sta svegliando.”

“Ufficialmente, gli eventi attuali erano iniziati più di una settimana prima, quando la Corte di Israele (forse una delle istituzioni ebraiche più immorali) aveva espropriato alcune famiglie palestinesi dalle loro case a Gerusalemme Est, case date al Ku Klux Klan ebreo. Le proteste erano state represse dalla polizia e dalla gendarmeria; tra i picchiati c’era un MP (membro del Parlamento/Knesset) del Partito Comunista, un ebreo di nascita, che supportava i palestinesi.”

“Poi, durante gli ultimi giorni di Ramadan, la polizia e l’esercito israeliano avevano attaccato la moschea di al-Aqsa, lanciando centinaia di granate stordenti sui fedeli e provocando una tale pioggia di scintille che alcuni alberi del complesso della moschea avevano preso fuoco.”

“Quello è stato il momento in cui il governo di Gaza (Israele preferisce chiamarlo “Hamas,” il nome del partito principale; allo stesso modo noi potremmo chiamare il governo di Israele “il regime del Likud”) aveva emesso il suo ultimatum: o l’assalto alla moschea ha termine, o noi saremo costretti a lanciare i nostri missili sulle vostre teste. Gli israeliani si erano messi a ridere, Gaza aveva risposto e la mini-guerra era iniziata. Si potrebbe dire che Gaza è stata troppo impulsiva nell’affrontare il mostro: non hanno difesa aerea e l’aeronautica militare israeliana poteva – e lo ha fatto – uccidere centinaia di persone e distruggere le loro case”

Israel che ovviamente è stato spesso tacciato di essere antisemita nonché di essere “un ebreo che odia se stesso, alla Hitler o alla Weininger, ha fatto anche notare che “Lo Shabak (il servizio di Intelligence israeliano) non si aspettava che i palestinesi ben addomesticati di Israele, gli abitanti di second’ordine dello stato ebraico, si sarebbero mai sollevati in rivolta. Però è successo.

Il centro di questa rivolta è stato Lydda (Lod), la città di San Giorgio; il santo è sepolto qui, in una meravigliosa chiesa ortodossa. Secondo la risoluzione ONU del 1947, questa città palestinese avrebbe dovuto far parte dello Stato della Palestina; ma gli ebrei l’avevano occupata, massacrando i suoi abitanti, espellendo i sopravvissuti e ripopolandola con ebrei provenienti dal Nord Africa.”

Lydda e la moschea di al-Aqsa sono due centri nevralgici, oggi, di resistenza allo strapotere di Israele anche – e soprattutto – con il beneplacito di San Giorgio, questo meraviglioso legionario romano convertitosi al Cristianesimo che, secondo la leggenda, muore e risorge come Gesù, per poi immolarsi definitivamente per decapitazione.

San Giorgio, il santo guerriero per eccellenza come l’arcangelo Michele,  che compare nei momenti più disperati di una guerra e la cui bandiera con croce rossa in campo bianco, è stata adottata dai crociati in lotta per il santo sepolcro, ci ricorda (anche se interessa, ormai, a pochissimi fedeli) che questa lotta continua ancora oggi, per liberare la Palestina da Israele, che ha da sempre l’appoggio dell’America, mentre l’unico presidente che ha a cuore la sorte dei palestinesi arabi è, anche stavolta, Putin.


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