Mons. Mutsaerts: “Con Fiducia Supplicans il ​​significato del peccato è svuotato”

Mons. Mutsaerts: “Con Fiducia Supplicans il ​​significato del peccato è svuotato”

di Angelica La Rosa

DURE CRITICHE ALLA “FIDUCIA SUPPLIANS” DA UN VESCOVO OLANDESE

In un testo pubblicato da LifeSiteNews, mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di Hertogenbosch (Paesi Bassi), rivolge una delle critiche più dure arrivate fino ad oggi alla Fiducia Supplicans, la recente dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede in cui viene permesso di benedire le coppie in situazione di matrimonio irregolare o omosessuale.

Secondo il prelato, il documento non opera tanto “un ampliamento del significato delle benedizioni” ma piuttosto una “modifica deliberata di ciò che è peccato”. In questo senso, mons. Mutsaerts arriva al punto di descrivere la dichiarazione come un “documento codardo” per non aver descritto le pratiche omosessuali come intrinsecamente cattive. Ciò è molto pericoloso, perché “quando i concetti restano vuoti, sono facilmente manipolabili”, proprio come avviene quando, fuori della Chiesa, il nascituro non viene chiamato bambino, sicché “l’aborto non è più un omicidio, ma un’operazione chirurgica”.

In particolare, il vescovo critica lo svuotamento della parola “pastorale” , che viene utilizzata “per mettere da parte il Magistero, contrapporre dottrina e vita e, poi, tollerare una vita in disaccordo con la dottrina”. Ciò significa che “la pastorale non è più cura dell’anima, ma cura senza anima”.

Il confronto tra moralità e dogmatica si trova, secondo il vescovo, non solo in Fiducia Supplicans, ma anche in Amoris Laetitia. Tutto questo, secondo il prelato, è opera del soggettivismo e del relativismo, che “regnano oggi nel Dicastero per la Dottrina della Fede”, convertito in “Dicastero della decostruzione”. Allo stesso tempo, le obiezioni di vescovi, di intere conferenze episcopali e di centinaia di sacerdoti e fedeli “vengono respinte con arroganza”.

Per illustrare le sue critiche, mons. Mutsaerts porta l’esempio della sua patria, i Paesi Bassi, il “Paese più secolarizzato del mondo”, dove “queste tendenze iniziarono negli anni Sessanta” e “la dottrina fu completamente erosa”. Proprio lì è stata inventata la “teologia pastorale”, che viene utilizzata “per relativizzare la vera scienza”. Il risultato è stato devastante, perché “tutte queste concessioni alla cultura laica non attirano i giovani. I seminari e le congregazioni liberali stanno morendo” e la “Chiesa nei Paesi Bassi è quasi in coma (l’età media dei parrocchiani è di oltre 70 anni)”.

Chi cresce, però, in Olanda? I “seminari e le congregazioni tradizionali” e i gruppi attorno a “semplici preti cattolici che non proclamano teorie vaghe”, perché i giovani “aspirano all’Eucaristia, al culto, all’immersione nel profondo. Sono loro che hanno riscoperto il sacramento della Confessione”.

Secondo il vescovo olandese la tendenza alla scomparsa dei gruppi progressisti e alla rinascita dei gruppi fedeli alla fede tradizionale della Chiesa indica che “col tempo, le cose finiranno bene”. Ma intanto cosa bisogna fare?, si chiede il presule, e risponde: “Restare nella Chiesa! Non abbandonare la Chiesa! Perché è la Chiesa di Cristo”.

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