Chi si è ammalato di Covid raramente viene reinfettato


di Raffaele Cerbini*

PARERE MEDICO: CHI HA GLI ANTICORPI HA UNA PROTEZIONE MOLTO MAGGIORE DI QUELLA ASSICURATA DAL VACCINO ANTI-COVID

Oggi affronto brevemente un argomento caldo, trattato in recenti articoli dalla letteratura scientifica: la durata della protezione a seguito di infezione primaria da SARS-CoV-2 e della utilità dei vaccini in coloro che hanno avuto una precedente infezione.

Questo argomento è ampiamente trascurato perché è estremamente scomodo confrontare la durata della protezione conferita da una precedente infezione con la durata della protezione determinata dalle vaccinazioni. Perciò vediamo cosa dice la letteratura a questo proposito.

Già dal maggio 2021 è stata pubblicata su JAMA una ottima analisi da parte del gruppo italiano Vitale et al, che ha dimostrato come le reinfezioni sono eventi molto rari – avendo una incidenza di un caso su centomila- dato che la immunità naturale conferisce un effetto protettivo per almeno un anno. In questo studio, tuttavia, non si è valutata la capacità delle varianti di causare reinfezioni. In aggiunta, sempre nel maggio 2021, in Journal of Infection, Raw e altri hanno dimostrato che vaccinare con Pfizer soggetti che avevano avuto una precedente infezione da Covid-19 comportava un rischio aumentato di sviluppare eventi avversi da vaccino.

The Lancet pubblica due osservazioni più recenti. Nel Novembre scorso Kogima e Klausner hanno effettuato un enorme lavoro di analisi in tutti gli studi pubblicati in letteratura fino al 28 Settembre 2021 includendo le reinfezioni con le varianti, evidenziando chiaramente come il rischio di reinfezione da virus SARS-CoV-2 venga ridotto dall’80,5% fino addirittura a quasi il 100% e la durata della protezione duri almeno 10 mesi per tutti. Allo stesso tempo, gli stessi autori hanno nuovamente evidenziato che coloro che hanno avuto una precedente infezione da COVID-19 potrebbero non beneficiare dei vaccini a causa dell’aumentato numero degli eventi avversi correlati.

L’articolo più recente, di Jeffery-Smith e altri, è di soli pochi giorni fa e proviene dal Regno Unito. In questo articolo è stata dimostrata una efficace protezione determinata da precedente infezione, con durata superiore ad oltre nove mesi (oltre il 94% nella intera coorte analizzata) e le reinfezioni erano associate a bassi titoli di anticorpi neutralizzanti. La reinfezione, tra l’altro, ha determinato un significativo boosting di tali anticorpi.

Per io momento mi fermo qui perché credo sia necessario che la sanità pubblica debba ragionare bene su quali siano le migliori scelte visto che i vaccini attuali sono in grado di assicurare solamente una immunità a breve termine, probabilmente non superiore a tre mesi, di certo non superiore a cinque mesi.

 

* Specializzato in Medicina Interna e Medicina d’Urgenza.
Dal 2005 fa parte del mondo farmaceutico e si occupa di terapie innovative,
inclusa la terapia genica e la terapia somatica cellulare.
 

 

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